Scuola

Pumenengo, genitori in lotta per la prima media: “I numeri non definiscono il futuro dei nostri figli”

Critiche per la mancata attivazione della classe a causa di pochi iscritti: famiglie e cittadini chiedono una deroga per tutelare scuola e comunità.

Pumenengo, genitori in lotta per la prima media: “I numeri non definiscono il futuro dei nostri figli”

Le famiglie degli studenti della scuola secondaria di primo grado di Pumenengo stanno promuovendo una petizione per garantire l’apertura della prima media anche per l’anno scolastico 2026/2027. Il timore è che, per mancanza di iscritti, i ragazzi debbano trasferirsi a Calcio.

Scuola attiva, ma non ufficialmente

A Pumenengo, la scuola esiste e funziona, pronta ad accogliere studenti e garantire continuità educativa. Tuttavia, la prima media potrebbe non aprire a causa di un numero insufficiente di iscritti, decisione contestata da genitori e cittadini. I promotori della petizione affermano che non è accettabile che un criterio numerico prevalga su una realtà concreta fatta di strutture disponibili e insegnanti pronti. Chiedono quindi di applicare una deroga per attivare la classe anche con un numero ridotto di alunni.

Impatto dei trasferimenti: costi e disagi

Il trasferimento degli studenti a Calcio non è visto come una semplice soluzione logistica, ma come una scelta che comporta gravi conseguenze per la vita quotidiana delle famiglie. I collegamenti pubblici sono considerati insufficienti e costosi, e gli spostamenti comporterebbero attese lunghe e difficoltà organizzative, specialmente per i ragazzi più giovani. A ciò si aggiungono i costi extra per i trasporti e la mensa obbligatoria nei giorni di rientro pomeridiano. Inoltre, in caso di emergenze, l’assenza di una scuola nel comune renderebbe difficile un intervento tempestivo, penalizzando in particolare le famiglie con minori possibilità economiche o senza mezzi propri.

Il futuro della scuola e della comunità

La questione va oltre la semplice organizzazione scolastica. Per i cittadini, la mancata apertura della classe rappresenta un segnale preoccupante per il futuro del paese. La presenza della scuola è considerata un elemento essenziale per la vitalità del territorio. Senza servizi educativi di base, si rischia di scoraggiare l’arrivo di nuove famiglie, contribuendo allo spopolamento e trasformando il paese in un semplice “dormitorio”. Al centro della protesta c’è un principio chiaro: il diritto allo studio e il benessere degli studenti non possono essere subordinati a una soglia numerica. Quando ci sono strutture funzionanti e una comunità pronta a sostenerle, sostengono i promotori, è necessario che siano le esigenze delle persone, non i numeri, a guidare le decisioni.