Giuseppe Joy Donati, sindaco di Isso e architetto, invita a riflettere sul significato culturale di Palazzo Muratori e propone alternative all’abbattimento, sottolineando l’importanza di considerare l’architettura come patrimonio collettivo.
Il Consiglio comunale e il rischio di danno erariale
Durante il Consiglio comunale di Romano, si è discusso del futuro di Palazzo Muratori, con un’interrogazione da parte dei gruppi di minoranza del Partito Democratico e della lista civica Paola Suardi Sindaca. Questi hanno sollevato preoccupazioni riguardo al possibile danno erariale derivante dalla demolizione dell’edificio, evidenziando la presenza di due sale civiche attualmente in uso. Tuttavia, il sindaco Gianfranco Gafforelli ha respinto tali affermazioni, richiamando una relazione dell’ufficio tecnico che evidenzierebbe i costi elevati per la riqualificazione dell’immobile e affermando che la decisione è supportata da un quadro normativo favorevole all’interesse pubblico.
La posizione del sindaco di Isso
In risposta al dibattito, Giuseppe Joy Donati ha inviato una lettera a Prima Treviglio, spostando l’attenzione dal piano economico a quello culturale e urbanistico. Nella sua missiva, Donati riconosce la complessità delle decisioni riguardanti il patrimonio pubblico.
“Comprendo bene, da Sindaco, quanto siano complesse le scelte che riguardano il patrimonio pubblico: ogni decisione comporta responsabilità, costi, priorità e valutazioni non sempre semplici”.
Tuttavia, egli sottolinea che la questione non può essere affrontata solo in termini economici.
“Anche se si dimostrasse che la demolizione non costituisce un danno erariale, resta da chiedersi: quale danno culturale, urbano e collettivo comporta l’eliminazione di un’opera architettonica che fa parte della vita e dell’immaginario della comunità?”
Il valore di Palazzo Muratori
Donati evidenzia come, nel tempo, Palazzo Muratori sia diventato un simbolo della memoria collettiva, andando oltre la sua funzione originale. Sottolinea che un bene pubblico appartiene non solo all’ente proprietario, ma anche alla comunità che lo vive quotidianamente. Inoltre, l’architetto sostiene che il rispetto del patrimonio architettonico non implica necessariamente l’imitazione del passato, ma richiede un dialogo tra antico e contemporaneo, utilizzando qualità progettuale, proporzioni e materiali.
Il richiamo a Philippe Daverio
Donati fa anche riferimento a Philippe Daverio, il quale, in passato, aveva sottolineato l’importanza di riflettere prima di decidere sulla demolizione di un edificio. Secondo Donati, il critico d’arte avvertiva di non confondere la difficoltà di comprendere un’opera contemporanea con la necessità di eliminarla, separando il giudizio estetico dalla tutela del patrimonio culturale.
La proposta di gestione alternativa
Nella parte conclusiva della lettera, Donati propone di esplorare la possibilità di affidare la gestione dell’edificio a soggetti terzi, come associazioni culturali o fondazioni, prima di procedere con la demolizione. Suggerisce di considerare strumenti come un comodato gratuito o una concessione d’uso a lungo termine, per non gravare sulle finanze comunali.
“Sarebbe un modo – conclude – per verificare se ciò che oggi viene percepito come un problema possa trasformarsi in una risorsa collettiva, senza cancellare un’opera che fa parte della memoria urbana di Romano”.