Ieri, domenica 3 maggio 2026, ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra dedicata a Giovan Battista Rubini, noto tenore romanese, presso Palazzo Rubini. La cerimonia ha visto la partecipazione di diverse autorità locali.
Inaugurazione con autorità e cittadini
La mattinata di domenica 3 maggio ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e rappresentanti istituzionali all’inaugurazione della mostra “Il Re dei Tenori”. Il sindaco di Romano, Gianfranco Gafforelli, presidente della Provincia di Bergamo, ha accolto Monsignor Tarcisio Tironi e il presidente della Fondazione Rubini, Luciano Dehò. L’evento ha segnato l’apertura di un percorso espositivo volto a celebrare la vita di uno dei più illustri cittadini romanesi, offrendo al pubblico un’immersione nella storia della lirica e nella cultura locale.
La mostra nella residenza del tenore
L’esposizione è allestita nell’originale dimora di Giovan Battista Rubini, creando un legame significativo tra il luogo e il protagonista. Attraverso documenti d’epoca, cimeli e materiali d’archivio, il percorso presenta la straordinaria carriera del tenore, che ha calcato i palcoscenici dei principali teatri europei tra la fine del Settecento e l’Ottocento. Rubini è stato una vera star internazionale dell’opera lirica, apprezzato per la sua estensione vocale e per uno stile interpretativo che ha contribuito a definire il belcanto romantico. La mostra non si limita all’aspetto artistico, ma offre anche uno sguardo sul contesto storico e culturale in cui Rubini visse, approfondendo la sua eredità.
L’impatto filantropico di Rubini e sua moglie
Oltre al successo artistico, emerge il profilo umano di Rubini e di sua moglie, Adelaide Comelli. Entrambi furono fortemente legati alla comunità di Romano e decisero di destinare il loro patrimonio a opere benefiche. Le loro donazioni hanno dato vita alla Fondazione Opere Pie Rubini, attiva ancora oggi sul territorio e fondamentale per l’assistenza sociale, che include anche una RSA. Questo gesto ha avuto un impatto duraturo, contribuendo nel tempo al sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione. Pertanto, la mostra non è soltanto un tributo artistico, ma anche un riconoscimento di un’eredità morale che continua a vivere nella comunità romanese, mantenendo viva la memoria di un uomo che è stato non solo “re dei tenori”, ma anche benefattore della sua città.
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