Il ritorno del cardinal Pierbattista Pizzaballa a Cologno al Serio, dopo due anni di assenza, è stato accolto con grande entusiasmo. Ieri, domenica 28 giugno, nonostante il caldo, i fedeli hanno gremito la chiesa parrocchiale per dare un caloroso benvenuto a uno dei loro figli più illustri.
Il ritorno a casa per festeggiare mamma Maria
Il cardinale, presente a Roma per il concistoro del 27 giugno, ha colto l’occasione per visitare la sua comunità e festeggiare il 91esimo compleanno della madre Maria, che era seduta in prima fila insieme all’altro figlio, Fiorenzo. Tuttavia, la sua visita è stata breve, dato che domani ripartirà per la Palestina, dove ha affermato: “c’è la mia famiglia in difficoltà e un padre deve stare con là”. Ha espresso gratitudine verso il parroco don Giuseppe Navoni, per l’accoglienza calorosa riservata, che ha superato le sue aspettative, con una ventina di sacerdoti a concelebrare la messa delle 18:30, inclusi don Antonio Moro, un suo parente che ha celebrato il 57esimo anniversario di ordinazione.
“Molti a Cologno mi chiedono ‘come sta il nostro cardinale, è un paio d’anni che manca’ – ha esordito – ma, lo sappiamo, non manca nei nostri cuori, nell’interessamento, nella preghiera. A causa della situazione del Medio Oriente non ho potuto tornare nelle date previste, ecco perché la gioia questa sera è ancora più grande. Ringraziamo per la presenza i concelebranti, le autorità, il mondo civile e istituzionale e i familiari”.
Pizzaballa ha anche scherzato riguardo a un recente incontro tra sua madre e Papa Leone XIV:
“Mamma Maria, non riuscendo a vedere il figlio, si è portata avanti con il Papa, che le ha detto di ringraziarti per il tanto bene che stai facendo alla Chiesa. In quello del Papa mettiamo anche il nostro umile e semplice grazie per ciò che sei, per ciò che fai e per essere stasera in mezzo a noi”.
Queste parole hanno toccato profondamente il cuore del cardinale.
Un messaggio di amore e perdita
“Il nostro parroco è sempre pieno di iniziative, non sapevo di tutto questo, mi aveva chiesto di celebrare la messa ma dovevo immaginarlo – ha sorriso prima di cominciare l’omelia – sono grato di essere potuto passare nel paese dove sono nato, anche solo per una giornata, dopo due anni complicati. Vi ringrazio per la vicinanza, per la preghiera e le tante manifestazioni che ho ricevuto attraverso il parroco e non solo, sono state una consolazione”.
Ha poi condiviso una riflessione sulle letture, sottolineando l’importanza del dono e della gratuità:
“Ciò che conta è saper donare, non fare le cose per avere altro in cambio: nella vita i conti non tornano mai, anzi, tornano quando qualcuno è disposto a perdere per amore dell’altro – ha osservato – in qualsiasi relazione e contesto, la giustizia che conta, non quella umana ma quella davanti a Dio, si realizza dove qualcuno per amore riesce a donare qualcosa all’altro e lo fa crescere nella gratuità, nella libertà. Anche nelle famiglie l’amore può diventare possesso, ci sono relazioni che ti aprono e altre che soffocano. Gesù dice ‘avete ricevuto da Dio, con lo stesso spirito donate’. Il mondo così cresce, cambia e si sviluppa. I miti erediteranno la terra, non i potenti: noi abbiamo ereditato dalle generazioni precedenti la bellezza, tutto quello che hanno costruito con lavoro e fatica, non dai grandi che pensavano di dominare il mondo e che abbiamo già dimenticato”.
Pizzaballa ha poi fatto un parallelo con la situazione del Medio Oriente, dove “non c’è posto per tutti” e l’uso della forza è prevalente.
“Abbiamo visto cosa ha prodotto la violenza – ha affermato – a Gaza la gente vive letteralmente nelle fogne, non c’è più nulla, entra solo un po’ di cibo. Ma c’è desiderio di vita, soprattutto tra i giovani. Ne ho incontrati un centinaio, tutti musulmani, in un’aula universitaria rabberciata: non c’è rancore, ma stanchezza, voglia che tutto questo finisca. È tutto da ricostruire, soprattutto la fiducia tra le popolazioni; non sarà semplice, richiederà un percorso lungo e faticoso, ma si può e si deve fare. Grazie per la vostra vicinanza e partecipazione, ci fa bene perché a volte non è facile tenere la barra ferma in una situazione così polarizzata: sapere che c’è tanta gente che prega ed esprime solidarietà aiuta e sprona. Laggiù c’è una piccola comunità che resiste e dice con serenità e orgoglio che è di Cristo, in lui nulla è perduto”.
Infine, ha rimarcato il significato dell’essere cristiani.
“Il cristianesimo, prima di essere una religione, è uno stile di vita: tutti, nella nostra realtà, dobbiamo saper vivere in perdita – ha sottolineato – Nella nostra società oggi se non sei forte non conti, invece saper perdere per amore dell’altro fa in modo che si ritrovi l’altro e la nostra vita in maniera nuova, fuori da ogni possesso. Ne abbiamo bisogno. Spero di poter tornare presto e restare qualche giorno in più, ma ci sono legami che vanno oltre le distanze geografiche”.
Al termine del suo intervento, ha ricevuto un applauso scrosciante. Il rito si è concluso con la consegna di fiori a mamma Maria e di una mitra al porporato, insieme a una somma raccolta dal “Gruppo missionario” e un ritratto realizzato dall’artista Saulo Ambrosini di Romano. Sacerdoti, seminaristi e familiari hanno poi partecipato a una cena insieme a Pizzaballa.
Riconoscimento al Teatro Sociale
Questa mattina il cardinale ha lasciato Cologno per dirigersi a Bergamo, dove alle 18 riceverà il “Premio Limes per il Dialogo e la Pace”, un riconoscimento assegnato dalla rivista italiana di geopolitica per l’impegno a favore della comprensione tra i popoli. Domani riprenderà il viaggio verso la Palestina.
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