Caso Whatsapp a Calcinate

Controversia a Calcinate: Taiocchi denuncia l’assessore Barbarisi dopo un messaggio controverso

L'Amministrazione sostiene che si tratta di una questione privata, mentre Taiocchi chiede rispetto per il ruolo istituzionale.

Controversia a Calcinate: Taiocchi denuncia l’assessore Barbarisi dopo un messaggio controverso

La capogruppo di opposizione, Paola Taiocchi, ha annunciato una diffida e chiesto un risarcimento danni all’assessore Antonio Barbarisi: “Nessuna scusa, devolvo la somma ad Aiuto Donna”.

Dalla chat alla diffida: il caso in Consiglio

Un messaggio WhatsApp ha acceso un acceso dibattito politico a Calcinate, coinvolgendo Taiocchi e Barbarisi. Dopo settimane di tensioni, la consigliera di Calcinate al Centro ha comunicato ai colleghi la sua intenzione di intraprendere azioni legali. Al centro della controversia c’è una frase inviata dall’assessore: “meglio Dalmata che zoccola”, considerata da Taiocchi estremamente offensiva. La capogruppo aveva già sollevato la questione in aula tramite un’interrogazione, sottolineando che il comportamento di un amministratore nei confronti di una rappresentante della minoranza non poteva essere derubricato a questione personale. Tuttavia, l’intervento era stato giudicato inammissibile, essendo ritenuto privato. Nonostante ciò, Taiocchi ha mantenuto il suo punto di vista. Dopo un incontro di chiarimento, durante il quale sostiene di aver dimostrato la sua estraneità ai fatti attribuiti, ha deciso di procedere legalmente.

Taiocchi: “Non è una vendetta, ma rispetto”

La consigliera ha chiarito che non si tratta di una questione personale, ma di un principio legato al rispetto delle istituzioni.

“Chi ricopre un incarico pubblico – ha scritto ai consiglieri comunali – ha un dovere di correttezza, prudenza e rispetto ancora maggiore rispetto a qualsiasi altro cittadino”.

Il legale di Taiocchi ha notificato all’assessore una diffida con richiesta di risarcimento danni. In caso di riconoscimento economico, la somma sarà devoluta all’Associazione Aiuto Donna.

“Non intendo trarre alcun vantaggio economico personale – ha spiegato – ma è corretto affermare che le parole hanno un peso e chi esercita funzioni pubbliche deve risponderne quando ledono la dignità di una persona e di una rappresentante delle istituzioni”.

La risposta della maggioranza: “Frase estrapolata da un contesto privato”

L’Amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Lorena Boni, ha difeso l’assessore Barbarisi, respingendo la lettura politica della vicenda. “Quando un messaggio privato diventa un caso politico, la prima vittima è la verità”, si legge in una nota della maggioranza, che sottolinea come si tratti di uno scambio avvenuto al di fuori della sede comunale e lontano dall’attività istituzionale. Secondo la versione di Barbarisi, le parole non sarebbero state un’offesa diretta, ma una risposta a un epiteto ricevuto in precedenza e a frasi attribuite ad altri.

Per l’Amministrazione, il significato del messaggio risulterebbe alterato dall’estrapolazione di una singola frase dal contesto.

“Trascinare una vicenda personale sotto i riflettori – prosegue la nota – non eleva il confronto istituzionale, ma lo trasforma in spettacolo”.

Infine, la maggioranza ha invitato tutte le parti a mantenere toni pacati e a concentrare il dibattito sui temi amministrativi:

“Progetti, servizi e futuro di Calcinate”.