Un marocchino di 45 anni, K.Y., residente a Bolgare, è stato arrestato dopo aver violato il divieto di avvicinamento alla propria ex compagna, imposto dal Tribunale di Bergamo nel maggio 2025. Nonostante i provvedimenti, compreso il divieto di dimora a Palosco, l’uomo si è presentato a casa della donna, dove ha aggredito fisicamente la vittima.
Aggressione sotto l’effetto di sostanze
Il grave episodio si è verificato il 10 maggio 2026, intorno alle 22.40. K.Y., ubriaco e sotto l’effetto di droghe, si è presentato alla porta della sua ex compagna. Dopo il categorico rifiuto della donna alle sue avances sessuali, l’uomo ha reagito con violenza, stringendole le mani attorno al collo.
Intervento della madre e minacce
La madre della vittima, presente in casa, è intervenuta per difendere la figlia. Durante il tentativo di allontanare K.Y., entrambe sono cadute a terra. Prima di fuggire, l’uomo ha lanciato insulti e minacce, prendendo di mira anche il padre della vittima, un disabile che aveva chiamato il 112 per chiedere aiuto. In preda alla furia, K.Y. ha distrutto alcuni mobili, ferendosi a una mano con un lampadario in vetro.
Precedenti di violenza
Le indagini condotte dai Carabinieri di Calcio e Martinengo hanno rivelato un quadro allarmante. K.Y. era già noto per comportamenti violenti, spesso motivati da gelosia e desiderio di controllo. Tra le minacce emerse, figuravano dichiarazioni di voler “sfregiare con l’acido” la compagna. Già nel 2025, era stato denunciato per maltrattamenti e aveva violato i divieti imposti in almeno due occasioni.
Attivazione del Codice Rosso
Il 13 maggio 2026, la donna si era presentata dai carabinieri di Martinengo per rinunciare alla querela, ma ciò ha attivato automaticamente le tutele previste dal “Codice Rosso”. La Procura di Bergamo ha proceduto d’ufficio per garantire la protezione del nucleo familiare.
Il Giudice, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha evidenziato l’incapacità di K.Y. di autocontrollarsi e la sua pericolosità sociale, sottolineando il rifiuto precedente di utilizzare dispositivi di controllo elettronico. La custodia cautelare in carcere è stata ritenuta l’unica misura idonea per tutelare l’incolumità delle vittime.