Le “morti bianche” rappresentano un’emergenza persistente: in Lombardia si registra un decesso sul lavoro ogni tre giorni, senza contare gli infortuni che causano invalidità permanenti. Per commemorare le vittime, domenica 24 maggio si è tenuta una cerimonia civile a Martinengo.

Commemorazione delle vittime degli incidenti sul lavoro
Morire per lavorare è inaccettabile, eppure rappresenta una triste realtà. Domenica 24 maggio, il Consiglio territoriale bergamasco dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil), insieme alla delegazione di Martinengo e all’Amministrazione comunale, ha organizzato una cerimonia civile per ricordare le vittime. Il corteo, accompagnato dal “Corpo Musicale Sant’Agata”, è partito da piazza Maggiore verso la chiesa parrocchiale per la messa, per poi dirigersi al Sacrario dei Caduti, dove è stata deposta una corona d’alloro al cippo dedicato alle vittime del lavoro, prima di concludere il percorso al Filandone.

Un fenomeno in continua crescita
Al Filandone sono intervenuti il presidente provinciale dell’Anmil Giampaolo Maccarini, il sindaco Pasquale Busetti e il responsabile dell’Area specialistica Igiene e Sicurezza del Lavoro dell’Ats Bergamo Sergio Piazzolla.
“Nel mio intervento ho sottolineato l’importanza di garantire una maggiore sicurezza sul lavoro – ha dichiarato il sindaco – È fondamentale investire di più nella formazione, a partire dai ragazzi delle scuole primarie. Abbiamo organizzato incontri con i carabinieri e la Polizia locale per trasmettere l’importanza della sicurezza e della legalità”.
Un richiamo alla responsabilità collettiva è stato lanciato durante l’evento, che ha visto la partecipazione di autorità civili e militari locali, provinciali, regionali e nazionali, insieme ad associazioni e rappresentanti del territorio.
“I dati emersi sono allarmanti e indicano un’emergenza ancora attiva – ha affermato l’Amministrazione comunale – Solo nel 2023, da gennaio a luglio, in Lombardia si registra in media un decesso sul lavoro ogni tre giorni, oltre a centinaia di infortuni. Nonostante gli sforzi, il fenomeno continua a mantenersi su livelli preoccupanti. Nel 2018, gli infortuni mortali erano 54, mentre nel 2024 sono aumentati a 61. Questi numeri non possono lasciarci indifferenti: la sicurezza sul lavoro deve essere considerata un dovere morale, sociale e istituzionale, non un semplice obbligo burocratico”.

Prevenzione, formazione e controllo: le chiavi per il cambiamento
Tre sono le direttrici ritenute fondamentali per affrontare il problema della sicurezza sul lavoro: prevenzione, formazione e controllo. In particolare, la formazione è vista come uno degli strumenti più efficaci per ridurre incidenti e morti.
“È stata enfatizzata l’importanza della legge regionale 4 del 2026, approvata all’unanimità, che promuove modalità formative innovative e coinvolgenti per i lavoratori – prosegue il comunicato – L’obiettivo è trasformare le ore di formazione in momenti utili e partecipativi, capaci di incidere sulla cultura della sicurezza. Accanto alla formazione, è essenziale rafforzare i controlli e la prevenzione, aumentando il numero degli ispettori negli organici Ats e potenziando le campagne di sensibilizzazione, soprattutto per i giovani, al fine di sviluppare consapevolezza sui rischi legati al lavoro”.
Risorse economiche: un tema cruciale
Durante l’evento, è emerso anche il tema delle risorse economiche destinate alla sicurezza sul lavoro.
“Grazie all’impegno del gruppo Pd Lombardia, il Consiglio regionale ha approvato un finanziamento di tre milioni di euro per la sicurezza sul lavoro – ha sottolineato la nota stampa – Tuttavia, tali fondi risultano attualmente sospesi dalla Giunta regionale. È stato evidenziato che ‘non possiamo restare inerti mentre queste risorse sono bloccate’, ribadendo l’urgenza di rendere immediatamente operativi gli interventi previsti”.
È stata dedicata particolare attenzione al ricordo di coloro che hanno perso la vita nel lavoro e alle famiglie che vivono quotidianamente un dolore incolmabile.
“L’evento si è concluso con un appello condiviso – conclude l’Amministrazione – È necessaria una prevenzione concreta, controlli efficaci, formazione adeguata e una collaborazione continua tra istituzioni, imprese e lavoratori. Solo così potremo costruire una cultura della sicurezza in grado di salvare vite”.
