Si è spento a 69 anni Giacomo Moioli, falegname e noto fantino del “Palio dei Cantù” di Martinengo, dopo un lungo calvario durato sei anni.

Storia di un fantino amato
Giacomo Moioli era il fantino di riferimento del “Cantù Ssura”, anche se risiedeva in via Vallere 2. La sua carriera nel Palio è stata costellata da numerose vittorie, che lo hanno reso un simbolo del quartiere.
“Anni fa gli chiesero di cavalcare l’asinello del ‘Cantù Ssura’ e lui accettò senza esitazione, nonostante il suo fosse il Vallere Murnighèl – racconta la moglie Graziella (Giacomina) Fratus, 63 anni – correva per loro, amava gli animali e il palio”.
Conosciuto anche come un abile factotum, Moioli ha sempre lavorato come falegname in una ditta locale, prestando la sua mano per piccole riparazioni in città.
“Era sempre disponibile per sistemare tapparelle, porte e altro – conferma la consorte – sapeva fare un po’ di tutto”.
Un incidente che ha cambiato tutto
La sua passione per il legno non lo ha abbandonato neppure dopo il pensionamento. Moioli, infatti, continuava a lavorare nel suo laboratorio, intagliando e donando splendidi Pinocchio, uno dei quali alla casa di riposo vicina. Tuttavia, un grave incidente nel maggio 2020 ha segnato drammaticamente la sua vita.
“Si era ferito mentre usava un flessibile – ricorda la moglie – indossava pantaloni sintetici che si sono incendiati. Riuscì a tornare a casa chiedendomi aiuto, ma la sua gamba sinistra era gravemente ustionata. Lo portai al Pronto soccorso, dove inizialmente volevano ricoverarlo in ospedali più attrezzati, ma non c’era posto. Dopo un giorno ci rimandarono a casa, per poi richiamarci il giorno seguente. Purtroppo, l’infezione si è sviluppata”.
Questo è stato l’inizio di un incubo lungo sei anni.
“Stava male e ho minacciato azioni legali. Finalmente trovò posto alla clinica San Francesco di Bergamo – continua la moglie – ma da quel momento iniziò un lento declino. I medici gli hanno diagnosticato l’Alzheimer, anche se lui è sempre rimasto lucido. Dopo un periodo di fisioterapia, tornò a casa, ma le sue condizioni peggiorarono progressivamente, fino a costringerlo a utilizzare una carrozzina.”
Sei anni di sofferenze, durante i quali la moglie lo ha accudito con amore e dedizione.
Il triste addio a Giacomo Moioli
Nell’ultimo periodo, la situazione di Moioli è drasticamente peggiorata.
“Ho dovuto chiamare la guardia medica e fu trasferito al Pronto soccorso di Chiari – racconta Graziella – fu ricoverato in condizioni critiche e, dopo 15 giorni in hospice a Calcinate, ci ha lasciato giovedì 21 maggio. In tanti sono venuti a trovarlo, ricordando come spesso si era reso disponibile per aiutare gli altri”.
Giacomo e Graziella erano sposati da 42 anni e avevano una figlia, Nicoletta, e due nipoti, Marco e Danny, con i quali era molto legato.
Il suo feretro è stato tumulato nel cimitero di Ghisalba, paese d’origine della moglie.
“Era il sesto di undici fratelli e aveva perso la madre a sei anni, affezionandosi molto alla mia – conclude Graziella – anche il papà lo ha perso a 29 anni, l’anno dopo il nostro matrimonio. Ha voluto essere sepolto nella cappella della mia famiglia a Ghisalba”.
“Nel legno lasciò arte, nei cuori il suo ricordo” ha scritto la figlia in memoria del padre.