Il 3 maggio scorso, un pullman partito da Romano ha preso la direzione di Montagnana. Per i 14 ex alunni della 5ª B della scuola elementare “Pascoli”, classe 1968, il vero viaggio è stato un tuffo nel passato. Insieme a loro, la maestra Maddalena Paleari in Quarti, una figura fondamentale che ha accompagnato i ragazzi per cinque anni, ha rivissuto momenti indimenticabili.
Riaprire i ricordi
Appena saliti sul pullman, tra sorrisi e abbracci, è sembrato di tornare bambini. Le curve della strada non portavano solo verso una destinazione, ma riaprivano un archivio di ricordi: lezioni alla lavagna, merende condivise, poesie imparate a memoria e piccole marachelle. Non sono mancati i pensieri per i compagni assenti e per due amici che, purtroppo, non ci sono più, ma che hanno continuato a viaggiare idealmente con loro.
Un modello di scuola diverso
Ritrovare la maestra dopo decenni ha significato anche riflettere su un modello scolastico profondamente diverso. Negli anni Sessanta, la figura della maestra unica non era solo un’insegnante, ma un punto di riferimento affettivo e educativo. Durante i cinque anni di scuola, si creava un legame unico con ogni alunno. In quel periodo, la scuola era un’estensione della comunità. Romano nel 1968 era un paese a misura d’uomo, con relazioni strette e fiducia reciproca, dove i bambini giocavano liberamente, supportati da una rete di protezione sociale. Oggi, la realtà è cambiata: Romano è diventata una città complessa, con dinamiche più rapide e una popolazione eterogenea, e la percezione degli spazi pubblici è più cauta.

Montagnana e la convivialità del ricordo
La meta della gita è stata Montagnana, dove il gruppo ha visitato il prosciuttificio Branzi, condividendo un aperitivo e un pranzo all’insegna della convivialità. Il cibo ha rappresentato un legame tra passato e presente, unendo ricordi e realtà. Nel pomeriggio, una passeggiata tra le mura e le vie del borgo ha aggiunto un ulteriore livello al viaggio: un momento di scoperta condivisa e consapevolezza del tempo trascorso. Ogni passo sembrava sovrapporsi a quelli dei bambini di un tempo, ora adulti ma ancora capaci di riconoscersi negli sguardi reciproci. Al ritorno a Romano, il silenzio era diverso da quello della partenza: più denso, più pieno. Qualcuno con gli occhi lucidi, altri persi nei propri pensieri. La maestra, ancora una volta, al centro della classe, come se il tempo non si fosse mai interrotto. E tra tutti, una promessa: non lasciare passare troppi anni prima del prossimo incontro. Perché certe classi, in fondo, non finiscono mai davvero.