Ieri, martedì 7 aprile 2026, la Sala Consiliare di Romano ha ospitato una cerimonia speciale per celebrare il gesto generoso di Saulo Ambrosini. Durante l’evento è avvenuta la scopertura della sua Tavolozza dei colori, ora affissa all’ingresso, accompagnata da una targa commemorativa. Questo simbolo, utilizzato per il celebre ritratto di Papa Leone XIV, segna ufficialmente l’ingresso di Ambrosini nel pantheon degli artisti più rilevanti della città.
Un evento che ha richiamato numerosi partecipanti
La cerimonia ha visto la partecipazione di figure di spicco, tra cui il sindaco Gianfranco Gafforelli, il vicesindaco Andrea Nozza, il presidente del Consiglio Paolo Patelli, e gli assessori Umberto Sicoli e Marinella Siepi. Presenti anche rappresentanti delle associazioni culturali e artistiche locali, insieme a numerosi volontari. Nel suo intervento, il sindaco ha enfatizzato l’importanza dell’opera e del gesto:
“Siamo davvero contenti di essere qui oggi a celebrare Saulo Ambrosini, perché ha compiuto un grande gesto. – ha detto – La sua opera, donata a Papa Leone XIV, trova ora spazio in questo luogo dove spesso le tensioni sono alte e gli animi si scaldano; c’è bisogno di un po’ di santità”.
Un messaggio di generosità e bellezza
La Tavolozza, emblema del talento di Ambrosini, è stata finalmente mostrata al pubblico nella Sala Consiliare. Una targa commemorativa ricorda il gesto che ha portato l’artista a Roma, dove il 22 ottobre ha consegnato il ritratto al Papa, immortalando il pontefice in un momento di emozione. Ambrosini, visibilmente toccato, ha dichiarato: “Santità, sono Saulo, io l’arte l’ho sempre donata”. Durante la cerimonia, ha avuto anche l’opportunità di esprimere la sua gratitudine a chi lo ha sostenuto nel suo cammino: dalla famiglia agli amici, fino a coloro che lo hanno accompagnato al Vaticano, trasformando un sogno personale in un atto di condivisione. Le sue opere, tra cui il ritratto dell’ex sindaco Giuseppe Longhi e quello del fiume Serio, donato all’Ente Parco del Serio, incarnano la sua filosofia: l’arte come dono, la bellezza condivisa e la memoria collettiva come patrimonio universale.
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