Il Castello Albani, un patrimonio storico del comune di Urgnano, ha recentemente beneficiato di interventi di restauro per preservare la sua bellezza e storia. L’Amministrazione comunale, in collaborazione con l’associazione “PromoUrgnano”, ha portato avanti il restauro della Sala delle Quattro Stagioni e dei lacerti del cortile interno.
Presentazione dei restauri
Sabato pomeriggio, una calda giornata di sole ha attirato numerosi visitatori al castello per assistere alla presentazione dei restauri delle pitture murali della Sala delle Quattro Stagioni. L’incontro, tenutosi nella sala conferenze alle 15:30, ha svelato i dettagli di un intervento costato 32.500 euro, avviato a novembre e coordinato da “yepTalks SRL Impresa Sociale”, attiva nella valorizzazione del patrimonio culturale. Inoltre, sono stati recuperati due lacerti pittorici nel cortile interno, un progetto finanziato con 3.000 euro dall’associazione “PromoUrgnano” grazie ai volontari.
“È un grande onore essere qui oggi per inaugurare la Sala delle Quattro Stagioni – ha dichiarato il sindaco Marco Gastoldi –. La rocca non è solo un edificio storico, ma il simbolo del nostro paese, rappresentato anche nel logo del Comune di Urgnano. È parte della nostra identità e della nostra storia, e abbiamo il dovere di preservarlo e valorizzarlo per le generazioni future. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo intervento: la Giunta, la restauratrice, l’ufficio Tecnico, l’ufficio Cultura e l’associazione APU. Questo non è solo un’inaugurazione, ma un nuovo inizio per la nostra comunità”.
La Sala delle Quattro Stagioni
La restauratrice Jole Marcuccio ha presentato il suo lavoro, illustrando con slide il prima e il dopo l’intervento.
“La sala si trova nella sommità della torre sud e il pittore ha creato un’illusione ottica per permettere di ‘affacciarsi’ all’esterno – ha spiegato –. Le pitture, ispirate alle quattro stagioni, offrono un paesaggio bucolico con fiumi, attività di pesca e scene di vita quotidiana. Tuttavia, molte figure presentano danni significativi, con occhi ‘cavati’ e graffiti storici”.
Marcuccio ha poi approfondito la natura delle decorazioni.
“Le pitture sono realizzate su intonaco secco, più soggette al degrado rispetto agli affreschi – ha chiarito –. Abbiamo riscontrato infiltrazioni d’acqua che hanno causato danni, e siamo intervenuti per rimuovere i sali e pulire le superfici. Il soffitto ligneo necessitava di riparazioni e abbiamo provveduto alla sua pulizia e riqualificazione”.
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I lacerti del cortile interno
Il presidente di “PromoUrgnano”, Alessandro Gavazzi, ha presentato il lavoro sui lacerti affrescati, ringraziando i volontari per il loro impegno.
“I lacerti sono due grandi affreschi del 1500-1600 – ha spiegato –. Dopo il primo restauro del 1980, gli agenti atmosferici hanno deteriorato le opere, che rappresentano lo stemma di Bartolomeo Colleoni”.
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Gavazzi ha approfondito la storia del condottiero e del suo stemma, mentre Marcuccio ha curato l’aspetto tecnico del restauro.
“Un velo scuro copriva i lacerti a causa di infestazioni batteriche – ha spiegato –. Abbiamo trattato il problema con antimicotico e pulito, ma purtroppo i danni sono consistenti”.
La giornata si è conclusa con i saluti di Giuseppe Togni, presidente di “Pianura da Scoprire”, che ha sottolineato l’importanza di valorizzare il patrimonio storico, seguito da una visita guidata ai restauri e un rinfresco.

Presentazione del romanzo storico “Medea – Un diario d’amore”
Il pomeriggio si è concluso con la presentazione del romanzo storico di Paolo Aresi, ispirato a Medea, figlia di Bartolomeo Colleoni, morta a 14 anni per polmonite. L’opera, pur essendo di fantasia, è rigorosa nella ricostruzione storica. Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura Alessandro Pelucchi e di Togni, Gavazzi ha evidenziato il valore della comunità urgnanese nel progetto, considerando che Medea è rimasta sepolta fino al 1842 nel sarcofago di Giovanni Antonio Amadeo nel santuario della Basella.
“Il libro è strutturato come un diario che narra l’amore tra Medea e un giovane pittore del luogo – ha commentato Aresi –. Racconta i ricordi di una ragazza nei suoi ultimi mesi di vita, trasformando una figura storica in un personaggio vivo e presente”.
